Riconoscere le principali resistenze al cambiamento e comprendere come superarle può aiutare a far accettare al meglio una qualunque modifica organizzativa o strutturale, ai propri collaboratori che, nel medio-lungo termine, ne comprenderanno i vantaggi.
Vediamo dunque come fare per introdurre il cambiamento nel modo più indolore possibile.
Innanzitutto, è bene porsi la domanda: cos’è il cambiamento?
Per alcuni potrebbe rappresentare una necessità, per altri un’opportunità, per altri ancora il cambiamento definisce un evento che ci colpisce come un qualcosa di nuovo o di diverso, sconosciuto fino a quel preciso momento.
Quale che sia l’interpretazione soggettiva della parola cambiamento, una cosa è certa: ogni variazione che intacchi in un qualche modo le nostre abitudini porta con sé una buona dose di dissenso e resistenza da buona parte degli addetti ai lavori che inizialmente si esprimeranno in modo critico, spesso aggressivo, distruttivo e inconcludente, al fine di mantenere lo status quo e continuare ad operare nei limiti della propria comfort-zone.
Se, ad esempio, si volesse introdurre con successo una nuova direttiva, un cambiamento di rotta o semplicemente un nuovo modus operandi in un processo aziendale, non si dovrebbe assolutamente ignorare il fatto che ogni cambiamento include cinque distinte fasi di accettazione e che ognuna di queste va presa in considerazione e trattata in modo approfondito e peculiare.
Quali sono le fasi del cambiamento?
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Resistenza
Qui è doveroso fare una premessa: l’essere umano, a livello istintivo, non è propenso a cambiare, bensì tende a gestire il risparmio delle energie essendo geneticamente programmato per difendere l’equilibrio raggiunto, difendendo lo status quo. Quindi, la resistenza al cambiamento non va stigmatizzata o addirittura ignorata, ma va presa in seria considerazione dal momento che rappresenta una prima fase importante dell’intero processo naturale del cambiamento. La resistenza è dunque un fattore inevitabile dal momento che corrisponde ad un metodo razionale di risposta al cambiamento intrinseco nell’essere umano. Perciò, una corretta ed efficace gestione della resistenza velocizza il cambiamento e riduce i costi correlati ai comportamenti disfunzionali.
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Shock
Nella fase di shock, le persone si sentono minacciate dall’imminente cambiamento. Arrivano addirittura a negarne l’esistenza. Si paralizzano e spesso si chiudono in sé stesse nel tentativo di difendersi. I collaboratori si sentono insicuri, intimiditi e incapaci di reagire, e tantomeno di assumersi dei rischi. La produttività, in questa fase, rischia di crollare.
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Ripiegamento difensivo
Coloro che si trovano coinvolti nel vortice del cambiamento passano dallo shock al ripiegamento difensivo, si lamentano apertamente del torto subito, e restano attaccati alle vecchie modalità operative. Questo conflitto impedisce loro di assumersi dei rischi.
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Presa di coscienza
Ad un certo punto le persone smettono di negare l’evidenza del cambiamento e riconoscono di aver perso qualcosa. Elaborano il lutto. A quel punto l’idea di assumersi dei rischi diventa più accettabile e si cominciano a valutare i pro e i contro della nuova situazione. Ogni rischio premiato dal successo dovuto allo sforzo profuso crea fiducia e prepara il terreno all’ulteriore assunzione di rischi.
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Accettazione e adattamento
Alla fine, le persone interiorizzano il cambiamento, effettuano i necessari adattamenti e procedono senza problemi. L’accettazione e l’adattamento comportano la rottura con la situazione preesistente, ma anche il superamento del disagio, della confusione e della paura che avevano caratterizzato le fasi precedenti.
Detto questo, bisogna tener conto che le resistenze al cambiamento aumentano se il livello di soddisfazione personale e il morale del gruppo sono bassi a causa di informazioni fuorvianti che circolano in modo confusionario o ambiguo, se il senso di identificazione con gli obiettivi dell’organizzazione è scarso o inesistente e i rapporti fra le persone sono deteriorati a causa di voci di corridoio infondate. Tutto ciò rende l’ambiente di lavoro insostenibile e propone una visione del futuro cupa e impregnata di incertezza, invalidando l’identificazione con gli obiettivi aziendali del singolo collaboratore.
In contrapposizione a quanto sopra descritto, le resistenze al cambiamento diminuiscono se il morale del gruppo di lavoro e il sentimento di contribuzione personale sono alti, il clima organizzativo è sereno, se i risultati raggiunti vengono riconosciuti e remunerati, se il management fornisce opportune argomentazioni e informazioni chiare.
Per concludere, ecco qualche suggerimento
Se siete un/a manager responsabile e desideroso/a di introdurre un qualunque cambiamento nella vostra organizzazione, proponiamo qui di seguito qualche piccolo ma utile consiglio per poter gestire in modo costruttivo questa delicatissima operazione:
- Restate calmi quando parlate con i vostri collaboratori
- Fate del vostro meglio per allentare la tensione
- Reagite in modo non difensivo quando gli altri dissentono da voi
- Sviluppate soluzioni creative ai problemi
- Siate aperti, sinceri e assertivi quando trattate con gli altri
- Partecipate attivamente al processo di cambiamento
- Prendete decisioni ben definite e riportatele in modo chiaro e comprensibile ai vostri collaboratori
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