L’esperienza serve ancora? Una domanda scomoda per le aziende di oggi
Negli ultimi anni, anche in Svizzera, si sta consolidando una dinamica sempre più frequente nel mondo del lavoro: collaboratori e manager senior che, a pochi anni dalla pensione, vengono accompagnati all’uscita dall’azienda.
Non si tratta necessariamente di una scelta “ingiusta” o di una mancanza di sensibilità da parte dell’imprenditore. Spesso è il risultato di ristrutturazioni, trasformazioni digitali, pressioni sui costi o nuovi modelli organizzativi. In molti casi, è una decisione razionale.
Il punto centrale, tuttavia, non è solo sociale. È strategico.
Il valore delle competenze senior: un patrimonio che rischia di perdersi
Le persone senior portano con sé un patrimonio difficilmente replicabile, che va ben oltre il ruolo formale ricoperto in azienda:
- conoscenza profonda della cultura aziendale
- conoscenza dei clienti e delle relazioni costruite nel tempo
- memoria storica delle decisioni
- capacità di leggere contesti complessi e non strutturati
- esperienza nella gestione delle persone e delle crisi
- competenze del saper fare, non solo del saper chiedere
Si tratta di un capitale immateriale che rischia di andare perso proprio mentre molte aziende affrontano fasi di forte discontinuità: passaggi generazionali, ingresso di nuovi manager, cambiamenti di mercato, fino all’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sui ruoli e sulle responsabilità.
Ripensare la seniority: una questione di pensiero laterale
La domanda che imprenditori e HR potrebbero porsi non è solo:
“Come ridurre i costi?”
Oppure
“Come ottimizzare l’organizzazione?”
Ma anche:
“Come valorizzare l’esperienza senza rimanere prigionieri di modelli rigidi?”
Alle persone chiediamo flessibilità, adattamento, capacità di pensiero laterale. È legittimo chiedersi cosa accadrebbe se lo stesso approccio venisse applicato anche dai top manager nel ripensare il ruolo delle competenze senior. Potrebbero emergere soluzioni nuove, sostenibili e vantaggiose, non solo sul piano umano ma anche su quello economico.
In AFG&partners ci occupiamo di percorsi di reinserimento per quadri e dirigenti e ogni mese incontriamo professionisti con esperienze straordinarie, competenze profonde e una cultura manageriale di grande valore, che oggi non trovano più spazio nelle aziende.
Tre spunti concreti per valorizzare i senior in azienda
Siamo consapevoli che non esista “la soluzione”. Tuttavia, crediamo che parlarne sia necessario e che fare proposte sia utile. Ecco tre spunti concreti.
- Ruoli a progetto e consulenza interna
Non tutte le competenze devono essere legate a un contratto full-time. Manager e specialisti senior possono contribuire su progetti specifici: riorganizzazioni, passaggi di consegne, sviluppo di nuove funzioni, accompagnamento di team strategici. Un modello più flessibile, sostenibile e orientato al valore.
- Mentoring e sviluppo dei nuovi manager
Molti giovani manager entrano oggi in azienda con competenze tecniche solide, ma con poca esposizione alla complessità organizzativa. Affiancarli a figure senior in percorsi strutturati di mentoring accelera la crescita, riduce errori costosi e rafforza la leadership interna.
Un investimento formativo che genera continuità.
- Trasformare l’esperienza in formazione
La conoscenza accumulata in anni di lavoro può diventare contenuto formativo: workshop interni, casi aziendali, coaching on the job. In questo modo l’esperienza non resta individuale, ma diventa patrimonio collettivo dell’organizzazione.
Questi spunti possono essere adattati e verificati in base alle esigenze delle singole aziende. L’obiettivo è valorizzare risorse che, a tutti gli effetti, sono asset strategici: ridurre errori, prevenire incidenti organizzativi e limitare perdite spesso ben superiori al risparmio generato da un licenziamento. Senza dimenticare che oggi questo approccio è coerente anche con politiche ESG credibili e con un employer branding autentico.
Una responsabilità che va oltre la singola azienda
Il tema della seniority non riguarda solo i singoli imprenditori. Associazioni industriali, istituzioni e policy maker sono chiamati a riflettere su modelli di lavoro più flessibili nella fase finale della carriera, capaci di:
- mantenere le persone attive e ingaggiate
- ridurre la perdita di competenze sistemiche
- favorire il trasferimento intergenerazionale del sapere
In un mercato del lavoro sempre più corto di competenze, ignorare il valore dell’esperienza è un lusso che poche aziende possono permettersi.
Per informazioni, contattateci direttamente allo 091 840 92 50, oppure scrivete a info@afgpartners.ch



