Settembre è appena passato. Per molti genitori ha significato un nuovo inizio: la ripresa della scuola, nuovi orari, la mensa, il pre- e il doposcuola, le attività sportive, gli accompagnamenti e un’agenda familiare da ricostruire quasi da zero. Tutto questo dopo un’estate che, per chi lavora e ha figli, non è stata necessariamente sinonimo di riposo.
Già nei mesi precedenti è iniziata infatti una vera e propria attività di pianificazione: cercare i campi estivi, confrontare proposte e costi, verificare gli orari, organizzare gli spostamenti e, soprattutto, trovare una soluzione per coprire le numerose settimane di vacanze scolastiche continuando a rispettare i propri impegni professionali. Poi arriva settembre e si ricomincia. E non riguarda soltanto i genitori. Sempre più persone lavorano mentre si prendono cura di qualcuno: un genitore anziano, un familiare fragile, una persona che necessita di accompagnamento o assistenza. Sono professionisti, collaboratori, responsabili. E, contemporaneamente, sono caregiver.
Alle 9.00 il collaboratore è al lavoro. Ma una parte della sua attenzione potrebbe essere ancora altrove.
“Riuscirò a uscire in tempo?” “Chi prende oggi mio figlio?” “Se mi chiamano da scuola?”
“Come organizzo la visita di mia madre?”
Sono pensieri che appartengono alla vita privata, ma che non scompaiono semplicemente varcando la porta dell’azienda.
Chiaramente le aziende non devono risolvere i problemi personali dei propri collaboratori, possono però chiedersi cosa fare per non aggiungere complessità a una quotidianità che lo è già. Quando una persona deve investire continuamente energie nel tentativo di conciliare responsabilità professionali e familiari, il rischio è che aumentino stress e carico mentale e diminuiscano concentrazione ed energie. Nel tempo può emergere anche una domanda molto semplice: esiste un’azienda nella quale riuscirei a conciliare meglio lavoro e vita privata?
Per questo occuparsi dei caregiver non significa semplicemente “fare welfare”. Significa anche lavorare sulla retention dei talenti e non necessariamente attraverso grandi investimenti.
Una prima azione può essere osservare l’organizzazione quotidiana. È davvero necessario fissare una riunione alle 17.30? Possiamo prevedere maggiore flessibilità negli orari di entrata e uscita? Possiamo programmare con maggiore anticipo riunioni, formazioni, trasferte o periodi particolarmente intensi?
Per alcune realtà può essere utile introdurre forme di lavoro flessibile o da remoto. Per altre creare convenzioni con campi estivi, doposcuola, servizi di assistenza o realtà presenti sul territorio. In altri casi, la risposta può essere semplicemente una migliore pianificazione.
Fondamentale è anche formare chi gestisce le persone. Perché le migliori politiche aziendali rischiano di rimanere sulla carta se un responsabile non sa ascoltare un bisogno, gestire una richiesta con equilibrio o trovare una soluzione che tenga insieme esigenze della persona e obiettivi aziendali.
Ogni azienda ha una propria organizzazione, una propria cultura e persone con esigenze differenti. Prima di introdurre nuovi benefit o servizi, quindi, può essere molto più efficace fermarsi e ascoltare. Quali sono i reali bisogni dei nostri collaboratori? Con AFG&partners, attraverso analisi del clima aziendale, survey mirate, focus group e momenti di confronto con collaboratori e management, potrete fare la differenza. AFG può accompagnare l’azienda nell’individuazione delle esigenze reali e nella costruzione della soluzione più efficace per quella specifica realtà. Dall’ascolto possono nascere interventi molto diversi: formazione dei responsabili, revisione di alcune prassi organizzative, strumenti di comunicazione interna, servizi, convenzioni, partnership territoriali o iniziative di welfare. Non un pacchetto standard, quindi, ma un percorso: ascoltare, comprendere, progettare e intervenire per aiutare a comprendere cosa si nasconde dietro fenomeni come stress, assenteismo, turnover o calo dell’engagement e trasformare i bisogni delle persone in azioni organizzative concrete e sostenibili. Perché sostenere un collaboratore non significa chiedergli meno. Significa creare le condizioni perché possa concentrarsi sul proprio lavoro, esprimere il proprio valore e scegliere di restare.
Se sentite che è arrivato il momento di cambiare approccio, ascoltare diversamente i vostri collaboratori e costruire un ambiente di lavoro più attrattivo per i talenti il primo passo può essere molto semplice.
Per informazioni, contattateci direttamente allo 091 840 92 50, oppure scrivete a info@afgpartners.ch










